Cantine Barone aveva bisogno di smettere di sussurrare e iniziare a parlare. Il nostro compito non è stato "fare marketing", ma tradurre il profumo della vendemmia in pixel.
Nessuna posa da sommelier. Abbiamo preso la macchina fotografica e ci siamo sporcati le scarpe nel fango. Abbiamo fatto volare i droni sopra i filari geometrici del Cilento.
Il risultato è un'identità digitale che non sa di ufficio, ma di mosto e tradizione selvaggia. Un racconto visivo crudo e poetico allo stesso tempo.
Per raccontare l'estensione e la geometria sacra della vigna, abbiamo cambiato punto di vista. Le riprese aeree non sono solo "belle": servono a dare dimensione alla fatica e alla cura.
Ogni scatto è un omaggio alla terra. Non abbiamo cercato la perfezione del ritocco, ma la verità della luce naturale del sud.
IMPATTO
Un feed Instagram che respira. L'utente non scrolla passivamente, ma si ferma a guardare i dettagli delle mani, delle foglie, del vetro.
Non abbiamo solo fotografato bottiglie. Abbiamo creato set che raccontano il momento del consumo. Il vino è convivialità, è macchia sulla tovaglia, è risata.
Attraverso uno shooting dedicato, abbiamo valorizzato il rebranding delle etichette, rendendole protagoniste assolute senza isolarle dal loro contesto naturale: la tavola.
Il video è lo strumento principe per trasmettere emozione. Abbiamo prodotto reel e short-docu che catturano i suoni della cantina, il rumore del vino versato, il silenzio della bottaia.
Questa è la strategia Wild Media Lab applicata al settore Wine: meno tecnicismi enologici, più cuore, più terra, più verità.